Con 499 voti a favore, 23 astensioni e 100 voti contrari (fra cui quelli gli eurodeputati di Lega e Fratelli d’Italia, insieme alla maggior parte dei rispettivi gruppi, Identità e democrazia e Conservatori e riformisti europei), il Parlamento europeo ha approvato ieri la direttiva europea sui crimini ambientali.
Il commercio illegale di legname, l’esaurimento delle risorse idriche, l’introduzione e la diffusione di specie esotiche invasive e le gravi violazioni della legislazione dell’Ue in materia di sostanze chimiche sono fra i nuovi reati ambientali contemplati nella direttiva che include anche tutti quei reati, definiti “qualificati”, che provocano la distruzione o il danneggiamento significativo di un ecosistema e sono quindi paragonabili all’ecocidio (per esempio, incendi boschivi su vasta scala o l’inquinamento diffuso di aria, acqua e suolo).
Nella direttiva non figurano invece la pesca illegale, l’esportazione di rifiuti tossici nei Paesi in via di sviluppo, le frodi nel mercato del carbonio e le violazioni della legislazione sugli organismi geneticamente modificati.
Secondo Legambiente, quella di ieri è stata una “giornata importante per l’ambiente e per il contrasto alle illegalità”.
“La direttiva europea sui crimini ambientali approvata dal Parlamento Europeo – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – contiene nuovi illeciti, a cominciare dalla definizione di ecocidio, un inasprimento delle sanzioni, maggiori tutele per chi denuncia e, come proposto da Legambiente, l’impegno di facilitare l’accesso alla giustizia per le associazioni. Un passo importante a livello europeo per il contrasto e la lotta alle illegalità ambientali che consentirà di rafforzare nel nostro Paese quanto già previsto dal 2015 grazie all’introduzione dei delitti contro l’ambiente nel Codice penale. Anche per questa ragione l’Italia può dare il buon esempio, diventando il primo Stato europeo a recepire la nuova direttiva”.
L’associazione ambientalista sostiene: “Alla crescita della criminalità ambientale registrata a livello globale dall’Interpol e dall’Unep è urgente contrapporre, come sta finalmente facendo l’Europa adeguate strategie di contrasto. Una conferma arriva, per quanto riguarda l’Italia, dagli ultimi dati del rapporto Ecomafia: nel 2022 le forze dell’ordine e le Capitanerie di porto hanno applicato per 637 volte i delitti contro l’ambiente previsti dal Codice penale, portando alla denuncia di 1.289 persone e a 56 arresti. Sono stati 115 i beni sottoposti a sequestro per un valore complessivo di 333.623.900 euro, in netta crescita rispetto ai 227 milioni di euro sequestrati l’anno prima. Il delitto più contestato è stato quello di traffico organizzato di rifiuti (art. 452 quaterdecies) con 268 casi contro i 151 nel 2021, previsto con pene adeguate anche nella nuova direttiva europea, seguito da quello di inquinamento ambientale (art. 452 bis) con 64 contestazioni. Dalla loro entrata in vigore a oggi, l’applicazione dei diversi ecoreati è scattata per 5.099 volte”.
Come spiega l’eurodeputato olandese del Partito popolare europeo Antonius Manders ad Euronews, con la nuova direttiva le pene detentive per coloro – dagli amministratori delegati ai membri dei consigli di amministrazione – che commettono un reato ambientale potranno arrivare fino a dieci anni se la loro azione provoca la morte di una persona.
Sempre Euronews riporta che nella maggior parte dei casi, comunque, la pena prevista per reati commessi con negligenza è di cinque anni, otto per i “reati qualificati”. Per quanto riguarda le pene pecuniarie, le sanzioni arrivano fino al 5% del fatturato annuo globale di un’azienda responsabile di reati ambientali o alla cifra fissa di 40 milioni di euro, a discrezione degli Stati membri. Oltre al risarcimento del danno causato, i trasgressori saranno tenuti a ripristinare l’ambiente danneggiato.